Mendelssohn: un grande compositore ancora da riscoprire

Felix Mendelssohn: un grande compositore ancora da riscoprire
(con contributi di Roberto Prosseda)
a cura di Elio De Nardo

Felix Mendelssohn (3 febbraio 1809 — 4 novembre 1847) è tuttora il più sottovalutato tra i grandi musicisti del XIX secolo. Nato ad Amburgo nel 1809 da una famiglia ebrea alto borghese, nipote del grande filosofo Moses Mendelssohn, si distinse per un’intelligenza illuminata molto atipica per i suoi tempi. Fu pianista, direttore d’orchestra, compositore, scrittore, poliglotta, disegnatore e pittore, ma anche organizzatore, fondatore e direttore del Conservatorio di Lipsia. Grazie a Mendelssohn è stata rivalutata la musica di Bach (infatti fu lui a riscoprire la “Passione
secondo Matteo”) e da allora è stata considerata come il fondamento della musica colta occidentale.
A causa delle persecuzioni antisemite di cui fu vittima (poi culminate
addirittura con la censura della sua musica da parte del regime nazista) l’opera e la figura di Mendelssohn sono state a lungo misconosciute. Il grande direttore tedesco Kurt Masur, uno dei più autorevoli interpreti di Mendelssohn, ha detto: “Quando avevo 12 anni, durante il Nazismo, studiavo con un insegnante che mi assegnò le “Romanze senza
Parole”, ma mi disse anche che era vietato suonarle, per cui mi impose di studiarle con le finestre chiuse. D’altronde durante il Terzo Reich la presenza della polizia segreta era molto forte.”
La statua di Mendelssohn, che campeggiava di fronte al Gewandhaus a Lipsia, fu distrutta dai nazisti il 9 novembre 1936. E con la statua si cercò di cancellare anche la musica di Mendelssohn, di farla sparire dalla storia: al punto che nel 1938 il regime di Hitler commissionò a Carl Ortff di riscrivere le musiche di scena per il “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, volendole sostituire a quelle, già celebri, di Mendelssohn.
Anche per questi fatti storici, Mendelssohn ancora oggi attende una completa rivalutazione: alcune sue composizioni sono tuttora inedite e ineseguite, ed un catalogo delle sue musiche completo e scientificamente curato è stato pubblicato solo nel 2009 da Ralf Wehner (Breitkopf & Hàrtel). La sua reale importanza nella storia della musica sfugge ancora a molti. Del resto, come nota Kurt Masur, dobbiamo pensare che Mendelssohn era tedesco, per cui attirò i nemici dei tedeschi; era di famiglia ebrea, ed ebbe contro di lui anche i nemici degli ebrei. Ma poi fu battezzato. Per cui era come seduto su tre sedie. Nessuno diceva: “Questo è il nostro uomo”. Sentiva di essere tedesco,

compose molti Lieder su testi di Heine, ma fu rifiutato dal Paese a cui apparteneva e che amava.

La sua vita si svolse su binari piuttosto convenzionali, se comparata a quella di altri compositori dell’Ottocento. Il suo matrimonio con Cécile Jeanrenaud nel marzo del 1837 (la luna di miele, sulla Foresta Nera, gli ispirò il secondo Concerto per pianoforte e orchestra in re minore op. 40) fu molto felice e fu coronato dalla nascita di cinque figli.
Dal 1829 al 1832 viaggiò in Inghilterra, Svizzera, Francia ed Italia (Venezia, Firenze, Roma e Napoli) cogliendo quasi ovunque un grande successo come pianista, organista e direttore d’orchestra. Successivamente lavorò con molta intensità alle sue opere, dividendosi tra la composizione e le tournée.
Nel 1835 fu nominato direttore dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia e nel 1843 fondò il Conservatorio di Lipsia.
Patì di cattiva salute negli ultimi anni di vita, con problemi che gli impedirono spesso di esibirsi, e, come egli stesso dichiarò, soffrì infine di una grave forma di depressione a causa della morte della adorata sorella Fanny nel maggio del 1847. A lei dedicò il così chiamato “Requiem per Fanny”, ossia il
Quartetto in fa minore op. 80, sua ultima composizione di rilievo (fu completato nel settembre del 1847).
Morì nello stesso anno a causa di una serie di infarti che portarono infine all’ictus, avvenuto il 4 novembre 1847 alle 21.24 nella sua casa di Lipsia al numero 12 di Goldschmidtstrasse: lasciò incompiuta l’ultima sua composizione, il Christus. Fu sepolto nel Dreifaltigkeitsfriedhof (il Cimitero della Trinità) a Kreuzberg, quartiere di Berlino.
Robert Schumann, suo grande amico, dedicò alla sua memoria il brano Rimembranze dell’Album per la gioventù. Anche sua sorella, i genitori e il nonno erano morti per ripetuti ictus, il che ha portato ad una diagnosi postuma di probabile sindrome CADASIL, una forma di arteriopatia cerebrale ereditaria.

Mendelssohn non fu mai un ebreo praticante, tuttavia nella sua musica vi sono moltti echi della cultura ebraica, con uso frequente di formule melodiche derivate dalla musica tradizionale ebraica. Spesso in una stessa opera Mendelssohn fa convivere elementi di origine ebraica con altri di matrice cristiana: i due grandi oratori Paulus e Elias sono emblematici in tal senso. Non sappiamo quanto Felix abbia letto degli scritti del nonno Moses Mendelssohn, ma l’attitudine alla tolleranza e l’ottimismo dell’illuminismo rappresentano certamente un forte legame con Moses. L’ottimismo idealistico, ma integrato con un approccio

pragmatico nella vita reale, fu, del resto, una delle più belle eredità lasciate dalla famiglia Mendelssohn.
Il rapporto di Mendelssohn con la musica e con il suo significato era di
grande modernità, e ciò si evince anche da una lettera che
Mendelssohn scrisse a Marc André Souchay il 15 ottobre 1842:
“Ciò che mi comunica la musica da me amata non è affatto troppo vago per essere convertito in parole, ma, al contrario, è troppo definito. Se mi si chiedesse a cosa pensavo mentre componevo un Lied ohne Worte, io risponderei: proprio la musica così come l’ho scritta. E se anche mi fosse capitato di avere in mente alcune parole per uno o l’altro di questi Lieder, non vorrei mai dirle ad alcuno, poiché le stesse parole non hanno lo stesso significato per persone diverse. Solo la musica può avere il medesimo significato per tutti, un significato che, comunque,
non può essere espresso con le parole.”
Mendelssohn incarna il perfetto connubio tra tradizione e innovazione: ha sperimentato nuove strutture musicali senza mai perdere il suo peculiare equilibrio formale, ha recuperato la grande tradizione della musica sacra di Bach e di Hàndel rinnovandola alla luce dell’esperienza del Romanticismo tedesco. Se Mendelssohn non fosse esistito, l’evoluzione della musica nella seconda metà dell’Ottocento sarebbe stata certamente molto diversa.
Forse ora i tempi sono finalmente maturi per riscoprire la vera
grandezza di questo artista.

La composizione di “Hear my Prayer”, commissionatagli dall’autore del testo di questo inno religioso, W. Bartholomew, risale al 1844. La traduzione in tedesco dell’inno (Hòr’ mein Bitten) venne eseguita dallo stesso Mendelssohn, il quale forse non si sarebbe mai immaginato che
quest’opera sarebbe diventata una delle sue più eseguite, soprattutto in
Inghilterra nel periodo vittoriano.

Music text – paraphrased by William Bartholomew (1793-1867)

Hear my prayer, O God, incline Thine ear! Thyself from my petition do not hide!
Take heed to me! Hear how in prayer | mourn to Thee!
Without Thee all is dark, | have no guide. The enemy shouteth, The godiess come fast! Iniquity, hatred upon me they cast!
The wicked oppress me, Ah, where shall | fly?

Perplexed and bewildered, O God, hear my cry!
My heart is sorely pained within my breast,
My soul with deathly terror is oppressed, Trembling and fearfulness upon me fall, With horror overhelmed, Lord, hear me call! O for the wings of a dove!
Far away would | rove!
In the wilderness build me a nest, And remain there for ever at rest.

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