Il Carocoro, Apprehending Rome: the City in the English Mind’s Eye. Shakespeare’s Globe Theatre (Londra)

venerdì 15 aprile, ore 20.30

Teatro Palladium, Roma

Apprehending Rome: the City in the English Mind’s Eye
Spettacolo/reading dello Shakespeare’s Globe Theatre (Londra)
ideato e condotto da
Patrick Spottiswoode (Direttore di Shakespeare’s Globe Education, Londra) e Andrew Hadfield (University of Sussex)
Interventi musicali a cura del CaroCoro diretto dal Maestro Eduardo Notrica

Quest’anno ricorre il quadricentenario della morte di William Shakespeare (1564-1616), drammaturgo e poeta inglese, considerato come il più importante scrittore in lingua inglese e generalmente ritenuto il più eminente drammaturgo della cultura occidentale. Delle sue opere ci sono pervenuti, incluse alcune collaborazioni, 37 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi. Le sue opere teatrali sono state tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e sono state inscenate più spesso di qualsiasi altra opera; inoltre è lo scrittore maggiormente citato nella storia della letteratura inglese e molte delle sue espressioni linguistiche sono entrate nell’inglese quotidianoNonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è possibile collocare con sufficiente certezza l’epoca di composizione della maggior parte dei suoi lavori nei circa venticinque anni compresi tra il 1588 e il 1613. Capace di eccellere sia nella tragedia sia nella commedia, fu in grado di coniugare il gusto popolare della sua epoca con una complessa caratterizzazione dei personaggi, una poetica raffinata e una notevole profondità filosofica. Benché fosse già popolare in vita, divenne immensamente famoso dopo la sua morte e i suoi lavori furono esaltati e celebrati da numerosi e importanti personaggi nei secoli seguenti.

Ed a Shakespeare si ispira il nostro repertorio di quest’anno: il testo di alcuni madrigali inglesi (Concerto di Natale con il Maestro Skinner) è tratto da Shakespeare, come “Full Fathom Five” , tratto da La tempesta (1), e  “It was a lover and his lass”, di Thomas Morley , tratto da un suo poema. Il connubio tra la musica dell’epoca e la poesia di Shakespeare ha dato un tocco magico a questi madrigali che, nella loro brevità, riescono ad esprimere note di  intensa passione.

Ingresso, €5

(1) La tempesta rappresenta la sintesi ideale de Il sogno di una notte di mezza estate e di Amleto.In essa infatti compaiono motivi già presenti nelle due opere precedenti: la magia o l’incantesimo (Ariel e gli spiriti) ad opera di un essere umano, e una colpa, di cui Prospero è insieme vittima e autore. Come, e ancor più di Amleto, La tempesta propone più che un’azione, un simbolico rapporto di valori, e ciò proprio per il suo distacco dalla realtà concreta; distacco basato non sull’indifferenza, ma sulla comprensione delle vicende umane, di cui l’isola magica è appunto il simbolo. E la tempesta altro non è che il simbolo di uno sconvolgimento interiore che può condurre al ridestarsi di una coscienza e alla sua capacità di distinguere il bene dal male. Come nelle opere precedenti la poesia raggiunge vertici altissimi:

We are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep.
Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita e’ circondata dal sonno.

 

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